L'arte oltrepassa i limiti della ragione, della scienza e di tutto ciò che ne vuole dare una spiegazione. L'arte è sì emozione, intuito e come tale non spiegabile nè da formule filosofiche nè da codici interpretativi; è sì solo intuibile dalla propria e unica esperienza emotiva, ma in ogni caso e in ogni luogo e tempo l'arte, per la sua universalità, può essere considerata, nella sua essenza, un veicolo di comunicazione, un linguaggio, che può usare strumenti semantici di diversa natura (la pittura, la scultura, l'immagine, il suono...), strumenti diversi, ma che hanno un unico fine: comunicare.

Forse è un'idea impegnativa, come impegnativo è sicuramente cercare un modo di creare un luogo in cui si propone tale visuale interpretativa, raccogliendo esperienze e idee trasversali, condividendo intuizioni, creatività ed energie comunicative dell'arte, in ogni sua espressione.

Ma questa è la nostra visione e questo è il luogo.

 
 
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Fondazione Magica Cleme
 
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Sotigui Kouyaté

In questi giorni a Torino c’è Sotigui Kouyatè, attore settantunenne nato e cresciuto a Ouahabou in Burkina Faso, dal 1983 trasferitosi a Parigi ed entrato a far parte della famiglia del grande regista inglese Peter Brook. è proprio una famiglia quella che si crea tra Brook ed i suoi attori, è lo stesso Sotigui a dirlo ad un incontro di letture sul Mahabharata tenutosi sempre a Torino qualche giorno fa.

Si perché in questo suo soggiorno torinese, non solo ha partecipato ad incontri e dibattiti, ma è stato interprete di uno spettacolo teatrale intitolato “Flowers” per la regia di Giordano Amato, un progetto dell’Associazione di Cultura Globale “Il Mutamento Zona Castalia” e sta conducendo un laboratorio teatrale per attori e studenti sulla sua arte, che non è solo l’arte recitativa, ma è l’arte del Griot. Perché prima di essere attore Sotigui è un Griot, appartenente ad un’antica casta di Griot, che nella tradizione culturale africana significa narratore di storie e leggende, capace di raccontare non solo attraverso la parola, ma anche la musica, la danza e la poesia. Il Griot è sempre stato considerato il depositario della cultura orale di un popolo, la sua conoscenza veniva tramandata di padre in figlio, ogni momento della vita di un Griot poteva essere l’occasione giusta per apprendere una conoscenza ed esercitarsi nella maniera più efficace per poterla raccontare.
Sotigui ha recitato in diverse produzioni del Centre International de Créations Théatrales diretto da Peter Brook, nel famosissimo “Mahabharata”, ne “La Tempesta”, in “Il saggio di Bandiagara”, ha preso parte anche a molti film girati nel suo paese (alcuni per la regia di suo figlio, Dani Kouyaté) sempre impersonando se stesso, ovvero il Griot.
Con la sua arte tutt’ora riesce a far confluire tradizione e contemporaneità; la figura di questo uomo africano altissimo, dai capelli lunghi e gli occhi vivi che indossa abiti e mantelli sovrapposti e coloratissimi, è enormemente affascinante.

Daniela Trebbi - daniela.trebbi@artinsight.it

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