L'arte oltrepassa i limiti della ragione, della scienza e di tutto ciò che ne vuole dare una spiegazione. L'arte è sì emozione, intuito e come tale non spiegabile nè da formule filosofiche nè da codici interpretativi; è sì solo intuibile dalla propria e unica esperienza emotiva, ma in ogni caso e in ogni luogo e tempo l'arte, per la sua universalità, può essere considerata, nella sua essenza, un veicolo di comunicazione, un linguaggio, che può usare strumenti semantici di diversa natura (la pittura, la scultura, l'immagine, il suono...), strumenti diversi, ma che hanno un unico fine: comunicare.

Forse è un'idea impegnativa, come impegnativo è sicuramente cercare un modo di creare un luogo in cui si propone tale visuale interpretativa, raccogliendo esperienze e idee trasversali, condividendo intuizioni, creatività ed energie comunicative dell'arte, in ogni sua espressione.

Ma questa è la nostra visione e questo è il luogo.

 
 
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Fondazione Magica Cleme
 
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World Press Photo 2007

Per la prima volta a Torino vengono esposte le immagine premiate dal World Press Photo: ed è un’esperienza assoluta nell’arte della fotografia, del racconto per immagini.

Ogni anno la World Press Foundation assegna uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo: le fotografie premiate “vanno in tournée” durante l’anno successivo, musei e gallerie di tutto il mondo espongono queste bellissime immagini (per informazioni sulle prossime tappe, sul concorso e sulla Fondazione: www.worldpressphoto.org).

A Torino la mostra è visitabile ancora per pochi giorni al Museo di scienze naturali: notizie, reportage, vita quotidiana, natura, sport. In un’unica sala si può fare il giro del mondo (Cina, Russia, Congo, Israele, India, Venezuela, Afghanistan…), lasciando che siano queste immagini intense, difficili a volte, a raccontare la vita, con poesia ma senza fare sconti alla realtà.
Tante le foto, troppe per essere ricordate tutte, anche se ne varrebbe la pena. Bianco e nero o colore dipingono paesaggi e volti: con precisione sconcertante sono immortalati dolore, rabbia, passione, speranza, dignità, violenza. Ci sono i bambini: con lo sguardo smarrito, che ferisce chi lo guarda, in Afghanistan, nel bellissimo reportage dell’ungherese Balazs Gardi; con il sorriso negli occhi, invece, le bambine della Turchia rurale – fotografate da Vanessa Winship – che grazie alla campagna “Andiamo a scuola” possono studiare. E ci sono i ritratti degli adulti: Benazir Bhutto, dopo un comizio poco prima di morire (foto di John Moore), i prigionieri iracheni con gli occhi bendati (foto di Benjamin Lowy), gli abitanti di Betlemme israeliani e palestinesi (foto di Christopher Anderson). E ancora i ritratti, belli, delle bellissime donne di Kabul, che non sorridono (foto di Lana Šlević). L’umanità.

La guerra in queste foto è raccontata molto, in molti modi: una foto in bianco e nero, di Stanley Greene, ritrae un disegno fatto sulla sabbia. Ma il disegno, in realtà, ritrae l’attacco di un villaggio in Darfur e la mano – che non si vede – che ha tracciato le linee è quella di un sopravvissuto. La guerra è raccontata quasi senza tregua (perché non c’è tregua?).
Tra le molte fotografie memorabili ognuno potrà trovare la “propria”, la giuria internazionale ha scelto quella dell’inglese Tim Hetherington – sfuocata, come se il fotografo avesse sentito l’urgenza di fermare esattamente quell’istante: un soldato americano durante una pausa tra i combattimenti nella Valle di Korengal, in Afghanistan, un uomo che sembra aver perso qualcosa di sé, definitivamente.

saMP (Manuela Pietrini)

Museo di scienze naturali (Via Giolitti, Torino; tel. 011.4320.73.02)
lunedì-martedì-mercoledì: 9.00-21.00
giovedì-venerdì-sabato: 9.00-23.00

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