Per la prima volta a Torino vengono esposte le immagine premiate dal World Press Photo: ed è un’esperienza assoluta nell’arte della fotografia, del racconto per immagini.
Ogni anno la World Press Foundation assegna uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo: le fotografie premiate “vanno in tournée” durante l’anno successivo, musei e gallerie di tutto il mondo espongono queste bellissime immagini (per informazioni sulle prossime tappe, sul concorso e sulla Fondazione: www.worldpressphoto.org).
A Torino la mostra è visitabile ancora per pochi giorni al Museo di scienze naturali: notizie, reportage, vita quotidiana, natura, sport. In un’unica sala si può fare il giro del mondo (Cina, Russia, Congo, Israele, India, Venezuela, Afghanistan…), lasciando che siano queste immagini intense, difficili a volte, a raccontare la vita, con poesia ma senza fare sconti alla realtà.
Tante le foto, troppe per essere ricordate tutte, anche se ne varrebbe la pena. Bianco e nero o colore dipingono paesaggi e volti: con precisione sconcertante sono immortalati dolore, rabbia, passione, speranza, dignità, violenza. Ci sono i bambini: con lo sguardo smarrito, che ferisce chi lo guarda, in Afghanistan, nel bellissimo reportage dell’ungherese Balazs Gardi; con il sorriso negli occhi, invece, le bambine della Turchia rurale – fotografate da Vanessa Winship – che grazie alla campagna “Andiamo a scuola” possono studiare. E ci sono i ritratti degli adulti: Benazir Bhutto, dopo un comizio poco prima di morire (foto di John Moore), i prigionieri iracheni con gli occhi bendati (foto di Benjamin Lowy), gli abitanti di Betlemme israeliani e palestinesi (foto di Christopher Anderson). E ancora i ritratti, belli, delle bellissime donne di Kabul, che non sorridono (foto di Lana Šlević). L’umanità.
La guerra in queste foto è raccontata molto, in molti modi: una foto in bianco e nero, di Stanley Greene, ritrae un disegno fatto sulla sabbia. Ma il disegno, in realtà, ritrae l’attacco di un villaggio in Darfur e la mano – che non si vede – che ha tracciato le linee è quella di un sopravvissuto. La guerra è raccontata quasi senza tregua (perché non c’è tregua?).
Tra le molte fotografie memorabili ognuno potrà trovare la “propria”, la giuria internazionale ha scelto quella dell’inglese Tim Hetherington – sfuocata, come se il fotografo avesse sentito l’urgenza di fermare esattamente quell’istante: un soldato americano durante una pausa tra i combattimenti nella Valle di Korengal, in Afghanistan, un uomo che sembra aver perso qualcosa di sé, definitivamente.
saMP (Manuela Pietrini)
Museo di scienze naturali (Via Giolitti, Torino; tel. 011.4320.73.02)
lunedì-martedì-mercoledì: 9.00-21.00
giovedì-venerdì-sabato: 9.00-23.00
Scritto da Manuela Pietrini
il 25.11.2008 | Permalink | Commenti (0) | Trackback (0)
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